SHANTI MANDIR YOGA & AYURVEDA -
Meditazione
La parola meditazione deriva dalla radice indo-europea med, misurare, evoluta poi nel latino meditatio, termine che indicava all'origine un'attività in cui era implicato uno sforzo mentale. Ritroviamo questa pratica alla base delle più grandi tradizioni religiose, dove assume la connotazione di contemplazione.
Possiamo definire la meditazione come una tecnica tramite la quale l'individuo trascende il condizionamento della mente pensante, immergendosi in un profondo stato di consapevolezza e rilassamento.
Essa è praticata in una grande varietà di modi e permette di raggiungere una migliore concentrazione e livelli di coscienza più elevati. Dapprima ci si concentra e si individua un oggetto, interiore o esteriore, su cui i raggi mentali possono fissarsi e poi rallentare. In un secondo tempo si focalizza su di un simbolo astratto: questo renderà il processo più effettivo, in quanto un oggetto astratto non è legato all'emotivo e non trascina la mente all'esterno attraverso colori o forme.
Nella mente umana giacciono inutilizzate enormi risorse psichiche ed occulte, che possono essere gradualmente risvegliate, creando, tramite la comprensione, una connessione con l'aspetto della sfera mentale superiore.
Sempre più frequentemente gli scienziati parlano di unità fondamentale dell'universo ed inseparabilità: la meditazione non è altro che una corrente continua che dalla coscienza individuale fluisce alla coscienza universale e ci rende consapevoli che tutta la creazione è permeata dalla stessa essenza.
Gli yogi si dedicano con grande sforzo e dedizione all'apprendimento del controllo mentale: grazie ad un esercizio costante, la mente è gradualmente addomesticata ed il suo potenziale nascosto finalmente svelato.
Come menzionato da Svātmārāma nell'Haṭha Yoga Pradīpikā, l'autorevole trattato sullo yoga, il controllo della mente è il pilastro portante della comunione col proprio Sé superiore. Essa deve subire un progressivo distacco dagli oggetti dei sensi e dai desideri e deve essere richiamata dalla direzione in cui si è diretta per essere liberata dalle distrazioni. Solo allora la connessione con la coscienza può essere ristabilita e la fonte della conoscenza può scorrere vivacemente nell'essere umano.